TENNIS MASTER

  il blog di FRANCESCO CURELLO

Intervista esclusiva al grande giornalista Andrea Scanzi

18 novembre 2009 - Inserito in: Interviste | Vota il blog su sport-blog.it

Andrea, la Master Cup è alle porte, chi vedi come favoriti per la finalissima e per chi farai il tifo…

“Mi avvicino a questa manifestazione con lo stesso entusiasmo che aveva David Bowie quando gli dissero di andare ospite in tivù da Celentano. Nessuno degli otto partecipanti mi esalta e ci sono pure scampoli di Armageddon (Davydenko). La guarderò a piccole dosi, come una pozione irrinunciabile ma dal sapore mefitico. Come favoriti dico Djokovic e subito dopo Federer. Murray primo degli inseguitori, gli altri dovrebbero fare arredo. Del Potro si è spremuto gli ormoni dopo il trionfo a New York, Nadal sembra un’acciuga anoressica e Davydenko è intimamente inaccettabile. Soderling è entrato dalla finestra, grazie al ritiro di Roddick: lo meritava, ma non ha chance. Rimarrebbe “Anvedi come Picchia Nando”, cioè Verdasco, ma anche lui è l’ombra del giocatore (quasi) abbacinante di inizio anno. Quindi: o il Duce Nole, con la sua simpatia scarsamente contagiosa, o papà Roger (ma dipenderà dalla voglia)”.

La stagione azzurra è terminata, tu propendi per la corrente di pensiero che trova tale annata disastrosa o salveresti qualcosa/qualcuno?
“Come sempre dipende dalle aspettative che uno ha (aveva). Se passi la vita a leggere Piero Valesio e guardare Super Tennis, oltre a essere sottilmente masochista, rischi seriamente di credere che l’Italtennis maschile è forte e in salute. Buonanotte. Salvo sporadiche eccezioni, il “movimento” fa pena da trent’anni. E continua a farlo. Certo, non siamo ai livelli miseri dei Narducci (?) e Tieleman (?) numeri uno azzurri, ma da qui al trionfalismo ce ne corre. E’ uno scandalo aritmetico che Andreasssssssss Seppi sia ancora nei primi 50, classifica raggiunta trovando i punti nelle patatine Pai del challenger di San Marino o battendo satanasso Bohli al terzo. Ha sbagliato quasi tutto (il quasi è Wimbledon, dove comunque ha sprecato un’autostrada), la sua è una stagione da 70-80. Altro che top 50. Simone Bolelli è stato imbarazzante, a un passo dall’uscire dai 100. Ricordo con divertimento i suoi stizziti esegeti nei forum tennistici, quando fino all’anno scorso bestemmiavano se il bolognese perdeva a Stoccarda con Del Potro o a Casablanca con Cilic, asserendo che “come fa Simone a perdere con quelli lì?”. Il livello era quello. Ecco: a me va bene che a scrivere tali deliri siano i fanboy o gli oltranzisti italianisti, ma se lo scrive un giornalista (o presunto tale) allora c’è da mettersi a piangere. Chi salvo? Fabio Fognini, che ha la giusta arroganza antipatica per emergere (ma è un’arma a doppio taglio). Dico bravo a Potito Starace, rossocentrico come neanche Alessio Di Mauro ma il suo anche quest’anno l’ha fatto. Mando un abbraccio al giocoliere Flavio Cipolla, che però è stato troppo poco nei 100. E faccio una piccola standing ovation al ranking monstre di Paolo Lorenzi. Sintetizzando: quantitativamente è stata un’annata da 7, qualitativamente da 4.5”.

E’ risaputo che non sei un gran tifoso di Federer, non lo sei nemmeno dei vari Nadal, Djokovic e soprattutto Murray, pertanto se potessi regalare la leadership mondiale a un tennista nel 2010, per chi opteresti?
“Di per sé rifuggo la parola “tifoso”. Il tifo è una malattia, come dimostra il calcio. Fa perdere di vista l’obiettività. A diventare fanboy non ci vuole nulla. E a quel punto l’abominio culturale diventa manifesto. Le diatribe adolescenziali tra federasti e nadaliani mi annoiano, sono pallosissime, roba da asilo nido. Ciò detto, il fatto che non ami Federer non vuol dire che sia cieco e non ne veda le enormi doti. A lui imputo un carisma da fagiolo lesso, una schumacherizzazione che nulla ha di romantico e un gioco che da almeno tre anni è tutto fuorché bello (i federasti lo ammettano: anche a Wimbledon ha vinto in finale giocando da Karlovic). Ma resta un fenomeno. Quest’anno si è confermato ai Championships e si è tolto il dente al Roland Garros. E’ bravo è fortunato: a Parigi si è salvato con una palla che ha sbeccato la riga contro Haas (sarebbe andato sotto due set e 4-5 servizio Tommy); a Wimbledon ha usufruito del consueto vassallismo di “Visiera Gocciolante” Roddick, che nel secondo set ha sbagliato una volèe sommamente esecrabile. Ormai non gliene frega nulla dei Masters1000, nella testa ha le gemelline e già da un anno ha cominciato la fase discendente. Attenzione, però: io, anche dopo Wimbly 08, scrissi che era finita la dittatura. Non che erano finite le vittorie. E’ cioè finita la continuità di trionfi, ma anche nel 2010 lo vedo in pole position con uno o due Slam. Subito dietro Djokovic e Del Potro. Murray è stata la grande delusione del 2009, chiaramente rapportato a potenzialità a ambizioni. Se l’anno prossimo non vince uno Slam, può ritirarsi in Transilvania. Molti ne sarebbero felici, peraltro”.

La partita più bella e la brutta tra tutte quelle che hai visto nel 2009?
“Ce ne sarebbero tante. Se ci limitiamo ai big match, la più brutta è stata la finale del Roland Garros, con la solita trama del Federer che gioca da solo e fa vedere quanto ce l’ha lungo contro un vassallo boscaiolo qualsiasi. La più bella è stata forse Verdasco-Nadal a Melbourne, oppure Nadal-Djokovic a Madrid. Incontri epici, ma non vorrei che fossero state il canto del cigno di Rafa. Qualcuno ci spieghi cosa gli è successo: è letteralmente irriconoscibile, sembra malato (e nonostante questo fa finale a New York e Bercy: il segno inequivocabile della debolezza delle seconde file). Se poi mi chiedi una risposta col cuore, ho trovato bellissima Navarro-Dent a Flushing Meadows. Ma si sa, io amo gli outisiders, i rovesci a una mano, le volèe. Sono un esteta felicissimo di essere fuori moda. Ma non nostalgico: gioco con le carte che ho, anche questo tennis tutto sommato mi diverte. Nessuna lagna passatista”.

Veniamo al famoso caso Bolelli. Un po’ tutti lo invitavamo a mollare Pistolesi, ma ora ci rendiamo conto che quel Simone era oro colato rispetto all’ attuale Bolelli-versione Piatti. Cosa ne pensi di questa situazione paradossale?
“Penso che è ancora un problema di aspettative. Il problema è alla fonte: avete sopravvalutato, e sopravvalutate ancora, Simone Bolelli. Ho letto cose criminose in questi anni: “è uno da primi 5”, “è un piccolo Federer”, “come minimo sta nei venti”. Dico: certi addetti ai lavori ci sono o ci fanno? Bolelli, come Seppi, è uno che deve sperare in congiunzioni astrali benedette per stare con agio nei primi 30. Ultimamente è riuscito a perdere perfino con Vincent Millot, un bonzolone che sembra Fabrizio Bracconeri nei Ragazzi della terza C. Dovrà sempre sudarsi la permanenza nei 50, altro che 10 o 20. E’ tennis, mica la tombola di Capodanno. E guarda che non sto criticando Bolelli o Seppi: per me è un fenomeno anche Dustin Brown che sta nei primi 200, figurati chi sta da anni nei 100. Encomiabili. Però occorre misura. Bolelli è bellino, ma non è un fenomeno. Ha bei gesti, è caruccio, ma ha limiti precisi: grinta, spostamento, risposta. Mi dici di Pistolesi. Io ho letto la tua intervista e ne ho lette tante altre. A suo modo Pistolesi è un tipo ameno: per lui Bolelli andrà sicuramente nei 5, Seppi sicuramente nei 20. Certo. E magari Susanna Tamaro vince il Nobel. Pistolesi vive in un mondo tutto suo: parole in libertà, pensieri allo stato brado. Con Bolelli è stato bravo ad accompagnarlo verso il tennis che conta. Poi però si è arenato, anche a livello dialettico. Non ha fatto migliorare Bolelli in nessuno dei suoi difetti principali. Lo ha portato allo scontro frontale, e fantozziano, con la Federazione (dove avevano torto entrambi). Ogni volta che Simone perdeva, diceva che l’altro “ha giocato da top ten”. Aveva sempre pronta la scusa, non faceva mai autocritica e in tivù trasudava ingiustificata arroganza. Mi chiedi se consiglierei a Bolelli di tornare da Pistolesi: mai nella vita. Non avrebbe senso. Di per sé un allenatore conta pochissimo nel tennis e il nuovo progetto di Bolelli è agli inizi. Non facciamo come nel calcio, dove le panchine saltano dopo tre settimane. Soprattutto: in campo ci va Bolelli, non Piatti o Pistolesi. E Bolelli ha limiti evidenti. Mettetevelo bene in testa. Ditegli bravo se entra nei 30 o addirittura nei 20 (glielo auguro), ma smettete di chiedergli la luna. Non può darvela”.

Stagione caratterizzata da ritiri, tra i quali il mitico Safin. Ti mancherà un tennista come lui? Credi possa tornare in attività a breve?
“Non sono mai stato un safiniano. Mi piaceva più come personaggio che come tennista. Rovescio a due mani, quasi mai a rete, movenze da muccone con le cavezze al collo: c’era di meglio. Però, quando l’ho visto ritirarsi a Bercy, una piccola lacrimuccia l’ho versata. Mi mancheranno il suo carisma, la sua imprevedibilità, il suo odioso e al contempo adorabile masochismo nichilista. Ha fatto bene a smettere e spero che non rientri: sono quattro anni – fatti salvi alcuni miracoli estemporanei su erba – che pare Buffalo Bill al circo. Mi mancherà, ma è giusto che lasci. Anzi doveva farlo molto prima. Non puoi essere in eterno un postumo in vita. Vorrei anche aggiungere una piccola glossa. Marat non ha vinto quanto poteva, è vero, ma non è che con un’altra testa avrebbe vinto 10 Slam. Safin non era Federer. Senz’altro non ha sfruttato appieno l’interregno Sampras-Federer, il 2000-2003, quando (colpevolmente) ha lasciato Slam in mano a tennisti medioevali come Roddick, Hewitt e Topo Gigio Johansson. Poteva vincere 2 Slam in più, ma dal 2003 è arrivato il vero Federer, poi è spuntato Nadal. A quel punto per lui non c’era più pane. In questo senso gli Australian 2005 restano un’impresa indimenticabile (ma irripetibile). Safin ha vissuto la sua vita e lo rifarebbe: non tutti possono suicidarsi ormontalmente accasandosi dalla prima Vavrinec che passa. Sì, ci mancherà”.

Ha fatto scalpore Agassi di recente, vedi metanfetamine, credi che sia solo un modo per vender copie del libro o è tutto vero? E se sì, come è potuta accadere una cosa del genere?
“Una vicenda piena di ipocrisie. Riassumiamo. Si è scoperto che un ragazzo ricco sfondato, famoso, giovane, nato a Las Vegas, a 20 anni si faceva di metanfetamine: embè? Dov’è la notizia? Sai che rivelazione. Basta guardarsi due minuti di CSI per capire che non era esattamente una possibilità remota. Non sono né moralista né (spero) ingenuo. Quella di Agassi è una rivelazione non-rivelazione. Come quella sul toupet: era una notizia uscita già qualche anno fa, lo sapevano tutti. Okay, magari ci mancava la primizia delle “forcine” per tenere attaccata la parrucca nella finale del Roland Garros, particolare che fa pure un po’ pena, ma non lo riterrei un dato così irrinunciabile. Agassi ha fatto uso di metanfetamine non per doparsi, ma perché non ne vinceva mezza e stava da cani. Proprio come Maradona o Pantani si facevano di cocaina non per vincere, ma perché avevano problemi psicologici. Per sua fortuna Agassi ne è uscito in tempo e (tardivamente) lo ha raccontato. Felice che ora stia bene. La mia stima – e sì che non l’ho mai tifato, anzi per me il suo bollettierismo ha ammazzato il tennis “classico” – non cambia per questo in meglio o in peggio. L’ho visto di recente al David Letterman, è una persona intelligente e stimolante. Qua l’unico aspetto vergognoso è l’atteggiamento dell’Atp, che lo ha coperto beffandosi delle regole. Questo è gravissimo, ma non nuovo: si sa che l’Atp bastona i ladri di polli e amnistia i big. Pensa al caso scommesse: ergastolo a Di Mauro e buffetto a Davydenko. Magari all’Atp ci lavora anche Ghedini, chi lo sa. Detto questo, trovo pietose le dichiarazioni buoniste di Federer e Nadal, che dopo le “rivelazioni” di Agassi hanno finto di cadere dal pero. In questo il tennis è come il calcio. Non appena qualcuno (Carlo Petrini, Ferruccio Mazzola) racconta fatti sgradevoli, il sistema si chiude a riccio e nega l’evidenza. Malissimo”.

Se il tennis azzurro latita, c’è però da riconoscere che le azzurre Pennetta e Schiavone stanno collezionando imprese su imprese. Tu segui il settore Wta?
Hai visto la finalissima di Fed Cup e festeggiato o snobbi questa manifestazione?

“Non ho visto la finale di Pirro Cup e non do alcuna importanza a quella manifestazione. Non conta nulla, le big la snobbano e non è minimamente una cartina al tornasole della salute di un movimento tennistico. Oltretutto non v’è gloria alcuna nel battere Glatch o Flipkens. Esulteresti se l’Italia battesse il Djibouti nella Confederation Cup? Io no e anzi neanche starei a casa per vedere la partita. L’affaire Pirro Cup è il classico specchietto per le allodole. Qualcosa che viene bene perché Massimo Caputi faccia partire la claque a Quelli che il calcio o perché la Federazione cerchi (maldestramente) di mascherare la sua smisurata pochezza con una vittoria ottenuta da tenniste diventate vincenti allontanandosi dall’Italia (cioè dai vertici federali). Parliamo di cose serie.

Non mi hai detto però se segui la Wta.
“Non particolarmente, ma c’è un motivo. Niente snobismi. Molto più semplicemente, la Wta è morta o quasi. Esteticamente fa ribrezzo e ancora oggi le più forti – quando vogliono – sono le Sorelle Badile (che in finale non c’erano: qualcuno dia la sconvolgente notizia alla Fit). La seguivo con la Navratilova, la Novotna, la Mandlikova. Tenniste geniali. Ora è una terra di nessuno con tenniste obese, volèe indecenti, tattica dadaista. Cosa abbiamo fatto, di tanto tremendo, per meritarci la Kleybanova e la Petrova? Non bastava Carlo Conti? Una Clijsters al 30 percento è sufficiente per vincere uno Slam (e vedrai la Henin l’anno prossimo). Non la seguo particolarmente, ma un po’ sì. Ed è per questo – voglio che tale aspetto sia chiaro – che il “bravo” alle tenniste italiane va comunque scandito a chiare lettere. Lo meritano. Eccome. Ma non per la Pirro Cup: lo meritano per la Pennetta nelle top ten, per la Schiavone di Mosca, per la Vinci di Barcellona, per la Errani eroica contro tutto e tutti. Il tennis è sport individuale, non di squadra. Negli Ottanta e Novanta c’era la Sindrome Davis-Canè, con i tennisti italiani bravi solo se accanto avevano la balia (Panatta, Bertolucci). A me interessa pochissimo se l’Italia torna in A in Davis o se le ragazze vincono per la terza volta la Pirro Cup. Mi interessa – meglio: mi spinge a dir loro bravi/e – se fanno bene negli Slam e nei tornei che contano. Tra una semifinale di Fognini al Roland Garros o una semifinale in serie A di Davis, cosa sceglieresti? E tra la Pennetta top ten o la vittoria in Pirro Cup contro l’erculea Glatch, cosa scegli? E’ questo il punto. Ah, riguardo alla Federazione. Mi dicono che ultimamente sono stati negati accrediti a giornalisti sgraditi. Spero non sia vero. Se lo è, propongo ai colleghi (quelli bravi, e ce ne sono) di smettere di seguire Davis e Fed Cup. Così i resoconti li farà solo Baccini e Caputi si intervisterà da solo negli studi Vic 20 dell’Istituto Luce del Tennis Italiano. Sai che spettacolo”.

Per finire, un augurio per il 2010?
“Più di uno. Che Davydenko e Roddick escano (per sempre) dai 10. Che Robredo, Ferrer e Simon escano (per sempre) dai 20. Che Tsonga torni nei 10. Che Youzhny e Baghdatis ci regalino qualche gioia. Che il vassallismo, sia esso a vantaggio di Federer o Nadal (imperdonabili Almagro e Robredo a Bercy), abbia fine. Che ci siano meno mediani e più artisti. Che Murray vada da un dentista, uno bravo però. Che la famiglia Djokovic venga interdetta dagli stadi, magari insieme al papà della Bartoli, per manifesta tendenza belluina. Che venga fuori qualche bella favola, anche piccola, come il panettiere Witten agli Us Open. Che a Taylor Dent diano la salute, che Rajeev Ram batta Davydenko a Wimbledon, che Stakhovsky viva un’altra settimana da hero. Che ci sia dato il lusso di divertirci ogni tanto. In fondo basta questo”.

Intervista di Francesco Curello, che ringrazia infinitamente il mitico Andrea!

Commenti

5 Risposte a “Intervista esclusiva al grande giornalista Andrea Scanzi”

  1. Inserito da Avec Double Cordage il 18 novembre 2009 - 12:13 |

    gustosissima intervista, ottima la definizione “studio vic20″ e sottoscrivo quanto detto sul tifo. Su Mirka se vogliamo parlare seriamente non sono d’accordo ma come provocazione ci sta, il Federer pazzo lancia racchette era più divertente da vedere ma aveva anche solo 19 anni e perdeva spesso, la vita è la sua e sarebbe stato abbastanza stupido rinunciare a guadagnare tutti i soldi che ha fatto solo per soddisfare la nostra parte “orteghiana”. Però adesso che i soldi li ha fatti potrebbe anche dedicarsi un po’ di più al orteghismo anche se finto, non dico negli slam ma almeno nei masters 1000 potrebbe tornare quello pre-vavrinec, beh senza tornare a lanciare racchette bestemmiando, mi riferisco solo al gioco, insomma più chip and charge e volley meno poker face, più sorrisi sugli errori e meno freeze. Il problema probabilmente sarebbe cambiare atteggiamento poi per gli slam, perchè se li si presenta in versione trallalerotrallala rischia di fare una figuraccia al primo o secondo turno. Non ho visto la partita con Bennetau, ma forse quella era un passo verso un atteggiamento meno serio al di fuori degli slam.

  2. Inserito da TCC'75 il 18 novembre 2009 - 14:47 |

    Scusate ragazzi, non per mancare di rispetto, ma io non ce la faccio a seguire un altro bolg. Ho risposto sul blog di Scanzi…scusate ma non se ne può più! Ma serve proprio intervistare su un blog un altro blogger?
    Grande Andrea, bravi tutti, ma si rischia veramente di impazzire per seguire tutta la rassegna stampa.

  3. Inserito da milanese il 18 novembre 2009 - 21:26 |

    ottimo uso della dialettica….un buon sofista, stop.

  4. Inserito da pippo il 23 dicembre 2009 - 17:09 |

    Oddio l’ennesimo pseudogiornalista pseudoindipendente pseudoironico-provocatore… Dio ce ne Scanzi…Il problema e’ che a dire caxxate al bar per provocare la rissa o rendersi interessante con la cassiera son tutti bravi: da giornalista bisognerebbe pero’ supportare le opinioni con fatti.
    Qualche perla: Federer fortunato perche’ prende una riga contro Haas, noioso perche’ vince dominando contro Soderling, l’allenatore conta pochissimo nel tennis, la Fed cup non vale niente…
    Ora, se uno vince dominando mica e’ colpa sua, e neppure deve essere noioso. L’allenatore e’ fondamentale almeno fino ai 22-23 anni (se hai un talento eccezionale, se no anche dopo): chi lo nega puo’ solo essere definito un idiota. Guarda la Pennetta come ha migliorato in Spagna, tanto per dire. La Fed Cup: caro (anzi no) Scanzi, ma anche alla Davis non vanno quasi mai i migliori, vedi gli USA. Dire che non conti pero’ e’ una solenne minchionata. Provocare tanto per farsi conoscere: questo cerchi di fare. Ah bene ma ora vedo dal blog che tifi Tsonga e detesti Federer: allora ti eri gia’ qualificato da solo. No non e’ un sofista: e’ un fesso.

  5. Inserito da pippo il 10 gennaio 2010 - 00:02 |

    E aggiungo che Scanzi censura regolarmente i commenti sgraditi che arrivano ai suoi articoli su “la Stampa”. Mi ha cassato non uno ma tre commenti del tutto legittimi. Il grande giornalista… un miserabile.

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